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Ho letto per curiosità un libro di questa autrice che a quanto pare ha ed ha avuto un successo notevole nel mondo: I love shopping, seguito da I love shopping in new york. La saga continua con altri libri dal titolo che comincia sempre con I love shopping…, ma dato che ho letto solo i primi due, parlerò solo di questi. La scrittrice ha un tono di humor inglese che mi piace tantissimo: ho riso, intuito , ma anche riflettuto, nel leggere.
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Brevissima trama: Rebecca è una ragazza che lavora come giornalista per una rivista finanziaria, lavoro che non la gratifica affatto, ed ha una passione, lo shopping. Uno shopping malato, perchè acquista oggetti solo perchè sono belli , griffati o alla moda, senza farsene realmente nulla. Spende così tanto che il suo conto bancario è perennemente in rosso, fin quando la situazione non le sfugge di mano…ed è costretta suo malgrado a guardare in faccia alla realtà. Lieto fine… Leggete e saprete.
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Alcuni libri di Sophie Kinsella, si trovano tranquillamente in edicola, a modici prezzi, oltre che in tutte librerie, ovviamente.
Ho finalmente finito di leggere l’intera saga, che ha continuato a divertirmi così come all’inizio. Si prosegue quindi con I love Shopping in bianco, dove Rebecca corona il suo sogno d’amore, non senza difficoltà, con lo strafigo Luke, I love shopping con mia sorella e qui la protagonista scopre di avere una sorellastra che è il suo esatto opposto e con la quale è costretta a confrontarsi, I love shopping per il baby e il titolo dice già tutto.



Della stessa
autrice anche La regina della casa, Sai tenere un segreto e l’ultimo, per ora, Ti ricordi me? questi libri sono completamente slegati dalla continuity di I love shopping e narrano ognuno una storia a sè. A mio parere sono piacevoli da leggere ed anche divertenti, ma per quel che riguarda i primi due titoli, anche se cambiano le protagoniste e il luogo in cui si svolge la narrazione, sono un pò simili, nel senso che abbiamo per protagonista una giovane donna più o meno in carriera, costretta ad affrontare un momento di difficoltà lavorativo che risolve con ironia e forza di volontà senza dimenticare che nel mentre le capita pure il “grande amore”. Non c’è nulla di male in tutto ciò, anzi, probabilmente è proprio quello che noi donne vogliamo leggere…
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Una delle mie più grandi passioni sono i gatti: con questo non voglio dire che li colleziono, in casa sono solo due, Sissi e Leeloo, ma che adoro leggere romanzi in cui i protagonisti siano i felini.
Qualche tempo fa, grazie ad un’amica che mi ha regalato un libro che aveva in doppia copia (e che “possiede” un gatto assai particolare, Twanky), ho scoperto un’autrice americana, Lilian Jackson Braun, che ha scritto una trentina di libri circa, tutti pubblicati in Italia nella collana “I gialli Mondadori”, i cui protagonisti sono un trio di personaggi ottimamente assortiti: un bipede, Jim Qwilleran e due quadrupedi siamesi, il maschio Kao K’o Kung, per gli amici Koko, e la femmina Yum Yum.
Jim Qwilleran è un uomo sulla via della cinquantina, brillante giornalista di cronaca nera caduto in disgrazia in seguito al divorzio dalla moglie e con un passato oramai trascorso di alcolizzato; Koko è il primo gatto che incontra durante una delle interviste che redige per il quotidiano dove ha trovato lavoro e dove sta tentando di rifarsi un nome, Yum Yum farà la sua apparizione poco dopo.
L’originalità delle avventure narrate sta soprattutto nel fatto che tutti i libri siano collegati fra loro: come una piccola soap opera, quello che comincia nel primo continua nel secondo e così via, fino all’ultimo. Certo, i libri si possono leggere anche slegati fra loro, ma si perde molto della totalità della storia. I personaggi principali sono circondati da comprimari che non vengono mai dimenticati (qual’ora non facciano una brutta fine, si tratta pur sempre di gialli) e che occupano il loro spazio a seconda della narrazione in corso.
La cosa più sensazionale resta a mio avviso il ruolo che ha Koko nella vita del suo “padrone”: è un gatto eccezionale, dotato di un istinto formidabile e di un notevole fiuto investigativo, praticamente scopre sempre il colpevole e lo indica, a modo suo, a Qwuilleran, il quale se fosse più accorto, risolverebbe in quattro e quatt’otto i vari misteri che gli capitano sottomano.
Dopo diversi libri, accade qualcosa che trasforme la vita del trio in maniera inaspettata, che vede anche il loro trasferimento definitivo in una piccola città “400 miglia a nord di ogni dove” dove continueranno le loro avventure in maniera mirabolante!
Peccato che l’autrice sia oramai anziana: il primo libro è addirittura datato 1967! Un’altra pecularietà della collana è che tutti i libri portano lo stesso inizio di titolo: Il gatto che…
L’ultimo pubblicato in Italia è “Il gatto che dava i numeri”, datato giugno 2006.
Personalmente sono riuscita a recuperarli tutti tramite librerie dell’usato, librerie che vendono via internet ed e-bay. A tutti gli amanti dei gatti e dei gialli, ne vale veramente la pena! Chiara.
Titoli:
Il gatto che leggeva alla rovescia
il gatto che mangiava i mobili
Il gatto che accendeva il registratore
il gatto che vedeva rosso
Il gatto che amava Brahms
Il gatto che giocava all’ufficio postale
Il gatto che leggeva Shakespeare
Il gatto che annusava la colla
Il gatto che volle andare sottoterra
Il gatto che parlava ai fantasmi
Il gatto che viveva alla grande
Il gatto che conosceva il cardinale ( anche nella versione audio book, letto da un attore )
Il gatto che muoveva la montagna
Il gatto che non c’era
Il gatto che entrava nell’armadio
Il gatto che giocava a domino
Il gatto che faceva la spia
Il gatto che amava il formaggio
Il gatto che pedinava il ladro
Il gatto che guardava le stelle
Il gatto che sentiva puzza di bruciato
Il gatto che annusava le streghe
Il gatto che andava al cinema
Il gatto che andava ai party
Il gatto che dava i numeri
Il gatto che scattò la foto
Il gatto che aveva sessanta vibrisse, pubblicato nel 2008
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Generalmente non è mia abitudine leggere gli autori che definisco “del momento” come a mia opinione possa essere attualmente Dan Brown, ma dato che mi è stato prestato un suo libro, l’ho fatto, anche se prevenuta. Premetto che non ho letto “Il codice Da Vinci” ma vista l’impressione che mi ha fatto “La verità del ghiaccio”, credo che lo farò.
Purtroppo ho un’altra abitudine: quando un libro mi colpisce particolarmente, leggo tutti quelli scritti dall’autore, anche se trattano di generi differenti.
“La verità del ghiaccio” mi è piaciuto per un motivo molto semplice: l’ho trovato avvincente e coinvolgente. Lo classifico nel genere fanta-politico ma è solo la mia opinione.
Il motivo portante del libro sono i colpi di scena che percorrono la sfida all’elezione a Presidente degli stati Uniti d’America fra il Presidente uscente e il solito senatore Americano pieno di sè, con la banale storia di sesso da nascondere e l’unica figlia che lavora per la concorrenza con la quale i rapporti sono pressochè zero.
Il tutto potrebbe non sembrare innovativo.
Invece i colpi di scena si susseguono con un ritmo incalzante: dapprima sembra che l’uno abbia la vittoria in pugno per poi scoprire quanto sia vero il contrario. Nel mentre, la coprotagonista, vive la sua vita lavorativa (già particolare) che la porta ad essere strumentalizzata da colui che credeva irreprensibile, a rischiare più volta la propria vita e quella di colui che le cambierà l’esistenza.
Quando ho letto la prima pagina, mi sono domandata cosa c’entrasse con tutto il libro. C’entra eccome, tutto si ricollega perfettamente nel puzzle dell’autore. Forse gli argomenti trattati potranno sembrare triti e ritriti (elezione del presidente, la vita nello spazio, intrighi politici, enti nazionali poco puliti e chi più ne ha più ne metta) ma a me è piaciuto: il ritmo è incalzante e la voglia di sapere come andrà a finire è tale che si potrebbe leggere tutto d’un fiato.
Se poi anche una minima parte di quello che si legge corrispondesse a verità… Mah! Chiara.







